Per il Diritto a una giustizia con la G maiuscola!


QUESTO BLOG NASCE DAL LIBRO "VITTIME PER SEMPRE", DI BARBARA BENEDETTELLI, SCRITTRICE E ATTIVISTA DER I DIRITTI DELLE VITTIME. UN TESTO DI DENUNCIA FORTE. PAGINE ACCORATE, SCRITTE CON PASSIONE CIVILE E RIGORE. NON UN LIBRO, UNA CAUSA - AMA DIRE LA BENEDETTELLI - CHE DEVE ESSERE DI TUTTI E CHE VA OLTRE LE IDEOLOGIE PERCHE' LA VITA E' UN BENE SUPER PARTES, COME LA GIUSTIZIA! DALL'IMPEGNO CIVILE DELLA BENEDETTELLI NASCE UN MOVIMENTO ATTIVO DI PERSONE, COLPITE O MENO DAL REATO CONTRO LA VITA: GIUSTIZIA E DIRITTI PER I CITTADINI COLPITI DAL REATO CONTRO LA VITA


"Nel testo, come nel blog, la parola Vittime, al plurale, indica i congiunti di chi è stato ucciso, mentre al singolare indica la persona uccisa. La “V” maiuscola è invece una scelta che sottolinea il valore “unico” di una condizione immeritata, non voluta, di grande e durevole sofferenza. Dobbiamo a queste persone un rispetto che, ancora oggi, non c'è. Quando vedrò la parola Vittime con la "V" maiuscola in ogni testo, ogni commento, ogni blog, ogni giornale allora potrò dire: "Le nostre parole sono arrivate all'anima del mondo e lo hanno cambiato!"

BB

sabato 8 novembre 2014

Barbara Benedettelli, l'amore che salva dalla crisi Gli esempi virtuosi di chi è sopravvissuto alle tragedie

Libri: Barbara Benedettelli, l'amore che salva dalla crisi 
Gli esempi virtuosi di chi è sopravvissuto alle tragedie 



(ANSA) - MILANO, 07 NOV - L'amore può salvare dalle tragedie della vita? Barbara Benedettelli pensa di sì, e cerca di dimostrarlo nel suo libro 'L'amore ci salva, storie di sopravissuti alla vita' (Imprimatur Editore, con una prefazione di Francesco Alberoni). Non una dimostrazione filosofica, semmai una rassegna di esempi tratti dalla cronaca e dal lavoro di Benedettelli come Presidente dell'Associazione per la tutela dei diritti della persona 'L'Italia Vera'. Un lavoro sempre accanto ai familiari di vittime di omicidio, ingiustizie, fallimenti, che si riflette nel libro: qui l'autrice dialoga con chi, attraverso l'amore per la vita, è riuscito a vincere la perdita di una persona cara, o un proprio handicap o una crisi finanziaria. "Ognuno di loro ci dà prova di come sia possibile uscire dalla notte più nera, se non perdiamo la nostra anima, se non la 'vendiamo' alla vacuità indotta da una società che ha reso un gigante il consumismo", ha spiegato Benedettelli, presentando ieri il suo libro a Milano. 'L'amore ci salva' tocca molti temi dell'etica contemporanea: dalla sopravvivenza alla violenza su un familiare al fine vita, dalla solidarietà in internet ai paradossi del sistema giudiziario (che l'autrice chiama 'squilibrizia'), dal femminicidio alle vittime della crisi, dalla politica lontana dalle persone alla fede come sprone contro l'egoismo. Dalle storie raccolte nel volume emerge come una cultura della vita, sorretta dall'amore e ispirata dalla solidarietà, si contrapponga secondo Benedettelli a una cultura della morte fatta di materialismo, cinismo e indifferenza. E l'esempio negativo è bilanciato sempre dall'esempio positivo: "Questo libro vuole diffondere speranza nell'oggi e nel domani, scuotere le coscienze". L'amore, secondo Benedettelli, è infatti una potenza reale, capace di cambiare le esistenze delle persone in difficoltà, se queste sono disposte a "scendere dalla superficie nella quale esistiamo per entrare nella profondità di noi stessi".(ANSA). 

giovedì 27 febbraio 2014

Omicidio stradale: un reato che può rendere le strade più sicure. Intervista a Barbara Benedettelli

Barbara Benedettelli, un anno fa Fratelli d’Italia presentava in parlamento la proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio stradale. A che punto siamo?
Ho contribuito personalmente al DDL che, a differenza di tante proposte fatte nel corso degli anni sia dalle Associazioni sia dai diversi schieramenti politici, mantiene il reato nell’ambito del colposo ma lo separa da altri omicidi della stessa natura giuridica. Questo perché ci siamo chiesti come superare i nodi che hanno sempre impedito l’introduzione di un reato specifico che invece in altri paesi esiste, se pur in forma colposa. Si agisce sulle aggravanti per quanto riguarda quei comportamenti alla guida che provocano la maggior parte degli scontri con gravi conseguenze. Non solo guida in stato alterato, ma anche inosservanza dei segnali di precedenza, investire le persone sulle strisce pedonali, superare del doppio i limiti di velocità, per esempio. Tutti comportamenti che vanno condannati senza se e senza ma e che devono essere ben definiti per evitare che lo stesso comportamento davanti a un giudice subisca un trattamento e davanti a un altro il trattamento opposto generando ingiustizia.
Cosa cambierà con l’introduzione di tale reato? segue

sabato 1 febbraio 2014

4 FEBBRAIO, LUTTO NAZIONALE PER LE VITTIME DELLA CRISI

NOI NON VALIAMO MENO DI QUELLO CHE POSSEDIAMO!
@bbenedettelli 


12 gennaio 2014

ITALIA VERA PROMUOVE PER IL 4 FEBBRAIO LUTTO NAZIONALE
 PER LE VITTIME DELLA CRISI

La giornata, voluta da Barbara Benedettelli, scrittrice e Presidente de L'Italia Vera, è assolutamente pacifica, non ha scopo sovversivo ma culturale, etico. Noi non valiamo meno di quello che possediamo! Questo è il messaggio che vogliamo dare allo Stato, ma anche ai cittadini che non devono scegliere mai la morte, né devono abbandonare a loro stessi coloro che cadono nel pozzo nero della depressione.  
Si chiede di aderire attraverso una delle seguenti modalità:
  • indossando il lutto al braccio
  • mettendo una candela o un drappo nero su finestre o balconi
  • osservando 1 minuto di silenzio
  • mettendo al bandiare a mezz'asta ove c'è bandiera
  • un cappio nel portone di un condominio
  • un cartello di lutto nei negozi
  • incontrandosi nei luoghi simbolo ( vie commerciali o luoghi dei suicidi)
Inviare poi le fotografie a info@litaliavera.it

Aiutaci a divulgare l'iniziativa, più partecipazione ci sarà, più possibilità abbiamo di fare passare il messaggio per cui quesat giornata è stata voluta. 

Milano, alle ore 13 del 4 febbraio in Corso Buenos Aires angolo Porta Venezia (per arrivare davanti alla sede di Equitalia. A Milano sarà presente la presidente dell'Associazione Barbara Benedettelli con le Associazioni Alt, Progetto di Vita, City Angels
Roma, alle ore 17 davanti all'Altare della Patria in Piazza Venezia;
Modena alle ore 12 in Piazza Grande; 
Lecce alle ore 10 in via Pettorano 23 davanti alla sede di Equitalia; 
S.Maria di Catanzaro, Parocchia S.Maria della Pace, convegno con le Associazioni LIBERA, AstartE, Fondazone Calabria Etica, Italia Vera ore 18,30Altre manifestazioni a Bari, Ancona e Pesaro. Luoghi e orari saranno aggiornati sul sito dell'Associazione.
 @litaliavera 


UNA GIORNATA PER LE VITTIME DELLA CRISI
di Barbara Benedettelli
Un giovane di 28 anni senza lavoro si ammazza, un imprenditore si butta dal sesto piano perché la banca non rinnova il fido, un negoziante s’impicca nel suo negozio, un altro si brucia vivo. Un bollettino di guerra che aumenta di giorno in giorno e che, con la scusa del rischio emulazione, passa nel silenzio. Eppure la maggior parte dei suicidi avviene proprio quando quel silenzio è così forte da fare male alle orecchie. E' proprio lì, nel silenzio, che la solitudine aumenta insieme alla depressione. E la depressione può uccidere se non riconosciuta, se non curata, se non se ne individuano le cause, se chi ne soffre viene abbandonato da chi lo circonda e da uno Stato che quella depressione l'ha causata con le sue scelte sbagliate. Il suicidio non è mai una soluzione è un atto di egoismo. Una pugnalata a chi ci ama...SEGUE su Panorama.it

Se non ce la fai metti da parte l'orgoglio, chiedi aiuto. Chi è pronto a tendere la mano c'è, a partire dalle associazioni che prevedono aiuti psicologici ed economici come "Speranza Lavoro", numero verde 800.507.717; Codici, centro per i diritti del cittadino, CAD, centri di ascolto del disagio. Sostegni che dovrebbe dare lo Stato, responsabile primo di questa deriva.

giovedì 2 gennaio 2014

L'omicidio stradale diventa reato. Sarà la volta buona?

L'augurio per il 2014 ai tanti familiari di Vittime con i quali sono in contatto era questo: “Vi auguro un anno in cui a emergere sarà la Giustizia con la G maiuscola”. E il primo gennaio, quando ho letto il comunicato del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri riguardante l’introduzione del reato di omicidio stradale, ci siamo detti: che sia la volta buona? I dubbi sono tanti, perché altri, prima di lei hanno fatto annunci in merito che poi sono sfumati. Ma questa volta credo che un po’ di giustizia ci sarà davvero. Che forse riusciremo, almeno per quanto riguarda un fenomeno che miete migliaia di Vittime innocenti ogni anno (ecco le cifre drammatiche ) a dare valore ai beni immensi sottratti ogni volta che una persona muore ammazzata sulle nostre strade o resta invalida.
A chi afferma che il reato già esiste - per lo più avvocati, chissà perché –, rispondo che...segue




mercoledì 13 novembre 2013

martedì 12 novembre 2013

TROPPI MURI DA ABBATTERE PER UNA GIUSTIZIA GIUSTA A 360°, MA NON FERMIAMOCI, CONTINUIAMO A GRIDARE, INSIEME, #IONONCISTO!


Sovraffollamento carcerario ed effetti dell'indulto, un altro punto di vista.. | Associazione L'Italia Vera

SOVRAFFOLLAMENTO CARCERARIO ED EFFETTI DELL’INDULTO
Un altro punto di vista
(DATI: Carcere Aperto, Ristretti Orizzonti, DAP, ISTAT, Ministero della Giustizia, Viminale, Ministero dell’Interno, Repubblica, Il Corriere). Se si utilizzano parti della ricerca si prega di citare la fonte.
SCARICA IL DOCUMENTO ALLEGATO CLICCANDO SUL LINK

martedì 22 ottobre 2013

A.M.C.V.S Testimoni Al Convegno della Provincia di Salerno 18/10/2013

    Ascoltate queste testimonianze rilasciate durante il Convegno FDI "Certezza della pena e Diritti delle Vittime: un impegno concreto!"   

giovedì 26 settembre 2013

Pesaro: responsabilita' Magistrati anche per "giusta detenzione negata" | Fratelli d'Italia

Casi come quello di Pesaro ne accadono ogni giorno. Un uomo in Italia puo' picchiare brutalmente la compagna per l'ennesima volta, senza subire né la carcerazione, né un processo per direttissima, né un trattamento psicologico. E tutto questo il più delle volte lo scopriamo quell'ennesima volta in cui riesce a ucciderla. Amen. 
Ma a cosa serve avere firmato la Convenzione di Istanbul se a un uomo che massacra la moglie ( e che lo ha già fatto altre volte), colto in flagranza gli si dà solo un cartellino giallo per di più senza controllo, anche se dimostra di non avere capito la gravità del fatto con un " Mica l'ho ammazzata!"? 
Si parla di Responsabilità Civile dei Magistrati a causa della segnalazione UE. Ma la Responsabilità Civile del Magistrato non riguarda solo le ingiuste detenzioniRiguarda anche le "giuste detenzioni mancate" quelle che provocano la negazione delle libertà che contano di più: quella di vivere e quella di esistere liberi dalla paura. Anche la mentalità di quei magistrati che giudicano con leggerezza certi reati va cambiata lasciando loro meno discrezionalità e prevedendo la Responsabilità Civile, appunto, non per dolo o colpa grave, ma "per scelta ideologica e morale".
Lo dichiara Barbara Benedettelli, Responsabiel Nazionale dell'Area Tutela Vittime della Violenza di Fratelli d'Italia- Centro Destra Nazionale
26 settembre 2013

martedì 4 giugno 2013

Barbara Benedettelli: negare la discriminazione non fa che alimentarla

Libero Quotidiano – Negare la discriminazione non fa che alimentarla

di Barbara Benedettelli
La Convenzione di Istanbul riunisce le norme che combattono reati odiosi e attuali. 
E non è vero che viola il principio di eguaglianza
Caro Giacalone, il suo articolo di ieri sulla Convenzione di Istanbul mi spinge a risponderle. Credo siano superficiali, riduttivi e maschilisti coloro che bollano un fenomeno complesso e difficile da sradicare come se si trattasse di una rivendicazione femminista fine a se stessa. O un modo per fare spendere altri soldi allo Stato. Ha tirato in ballo l’art. 3 della Costituzione: faccio notare che il principio di eguaglianza non è violato dalla Convenzione, in quanto la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Voler negare la presenza di ostacoli culturali, sociali ed economici che, di fatto, limitano la libertà della donna di sviluppare la propria personalità, non fa altro che alimentare la discriminazione che resiste ai secoli. Prendiamo gli ostacoli di ordine economico. Anche le “femmine” hanno diritto ad avere un trattamento economico eguale a quello dei maschietti, di non essere incluse in un cliché riduttivo, di poter scegliere quale strada percorrere senza condizionamenti. E che dire dell’art. 36 della Costituzione? «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro». Perché allora le donne nel nostro Paese percepiscono stipendi e pensioni di molto inferiori rispetto agli uomini? Questa disparità evidente va ad alimentare la violenza economica. Violenza che non mi risulta sia mai stata inflitta da una donna al suo partner, ma che fa parte del fenomeno contrastato dalla Convenzione. Trovo anzi che l’art. 36 sia discriminante e credo andrebbe modificato, aggiungendo dopo «il lavoratore» la frase «e la lavoratrice». Perché in Italia tutto dev’essere scritto, a scanso di equivoci. I padri costituenti si sono rifatti, in parte, con l’art. 37 tuttora inattuato: «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore». Chissà perché c’è stato bisogno di questa specifica (o discriminazione verso i maschietti). Di certo negli anni Quaranta il problema era più evidente. Oggi la legge sopperisce, qualcosa è cambiato, ma la cultura predominante resiste, come dimostrano le statistiche e i fatti. Sotto sotto la donna che si emancipa disturba, quella stuprata se l’è cercata, per quella uccisa dal marito o dall’ex alla fine «ci sarà stato un perché». I colpevoli diventano vittime e le Vittime, quelle vere (e quindi con la V maiuscola), subiscono una secondaviolenza. Nell’articolo leggo: «Il maschio che picchia (o ammazza) la femmina commette un reato più grave di una femmina che picchia (o ammazza) il maschio?». Quanti maschi vengono uccisi ogni anno dalle loro donne? Quanti di loro vengono stuprati da una donna o da un branco? La violenza sul genere femminile di cui parla la Convenzione ha una sua specificità, che va riconosciuta per essere contrastata. È vero che la Convenzione prevede, oltre a quelli non contemplati, anche strumenti già in vigore nel nostro Paese. Ma per comprendere la sua utilità,bisogna immaginarsi nell’atto di mettere insieme i pezzi di un puzzle: se le tesserine si trovano in stanze diverse e qualcuna finisce sotto il divano, non solo ci si metterà più tempo a compiere l’opera, ma non si riuscirà a finirla a causa delle tessere nascoste. Se invece le si cerca prima e le si raduna tutte in un unico luogo, sarà più semplice ottenere il risultato. Oggi in Italia quelle tessere sono sparse, alcune non sono mai state create, altre non si trovano più. Ma la cosa peggiore è che quel puzzle molti non vogliono finirlo perché non ne vedono la necessità che invece in altri Paesi è chiara. E questo è lo scopo della Convenzione che, una volta definitivamente ratificata, ci obbliga – in virtù di uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione (art.10) – a seguirne le indicazioni senza se, senza ma, senza pregiudizi, senza ideologie, senza polemiche sessiste e senza perdite di tempo che costano la vita alle persone. Per quanto riguarda i centri antiviolenza, se sostenerli economicamente diventa “un obolo”, un pretesto per alimentare I’antipolirica e l’odio verso la casta spendacciona, allora siamo alla frutta. Questo fenomeno non si può giudicare attraverso una lettura parziale della Convenzione di Istan-bul. Bisogna prima affrontare, senza sottovalutarla, la realtà che è sotto gli occhi di tutti.

Mi chiamo Lorenzo, ho 20 anni. Sono morto ammazzato 3 anni fa ..

Buongiorno,
la lettera che segue  è di Lore, un ragazzo ucciso a soli 17 anni da chi guidava ubriaco e drogato.
Questa e’ la lettera che i suoi genitori, nel dolore come me, come tanti, come troppi, hanno voluto scrivere e divulgare proprio nel giorno del 3 anniversario della sua uccisione.
Una visione lucida, dolce e al contempo forte, una denuncia estremamente razionale di cio’ che si e’costretti a subire, quando si e’ colpiti dal reato di Omicidio stradale, per la cui introduzione Stefania e Stefano Guarnieri , stanno lottando, insieme a me e a centinaia e centinaia di familiari per DARE IL GIUSTO VALORE AL BENE PIU’ PREZIOSO CHE ESISTA:  LA VITA
Pablo Neruda diceva che la speranza ha due bellissimi figli,  LO SDEGNO per la realta’ delle cose e il CORAGGIO nel cambiarle.-
Vi chiedo da Mamma Vittima, ma ancor prima da onesta Cittadina, di dare nelle Vostre testate, il GIUSTO SPAZIO  che questa lettera  merita.-

Vi chiedo di pubblicarla per provare a cambiare questa realta’ che non puo’ piu’ essere accettabile ne’ tantomeno sopportabile.-

Grazie veramente  di cuore

Elisabetta Cipollone De Nando ( mamma di Andrea)


Lorenzo, felici di seguirti

Caro Presidente del Consiglio,
mi chiamo Lorenzo, sono un ragazzo fiorentino di 20 anni. Le scrivo perché, dopo quello che mi è accaduto tre anni fa, vedo un mondo che non è quello che mi avevano insegnato i miei genitori.
Non vivo più a Firenze, perché sono morto a 17 anni il 2 giugno del 2010. Un uomo che guidava sotto l’effetto di alcol e droga ha invaso la mia corsia di marcia. Mi ha preso in pieno: pochi centesimi di secondo e la mia anima si è staccata dal mio corpo.
Dal quel momento ho seguito tutto quello che è successo alla mia famiglia. Sono molto dispiaciuto per tutto il loro dolore; sopravvivono solo grazie all’amore dei loro amici. Sono anche furioso nei confronti di Piero Passerò, che ubriaco e pieno di cannabis, si mette su una moto e viene addosso proprio a me che non bevo e non fumo! 45 anni lui, 17 anni io ma non c’era dubbio chi dei due fosse il più maturo. Quest’uomo mi ha tolto tutte le cose belle che avevo e che la vita mi avrebbe dato.
Ho sempre creduto nella giustizia: chi sbaglia paga, chi uccide va in prigione. Invece con stupore non accade niente di tutto questo. Molti pensano che gli scontri stradali avvengano per caso o per destino. Ma cosa c’entra il caso? L’omicida non lo sapeva che mettendosi alla guida in quelle condizioni poteva provocare uno scontro? E’ possibile che la vita valga così poco quando si muore uccisi per la strada? Sembra quasi che i morti sulla strada siano un tributo da pagare per la nostra società!
Quassù ci sono tanti ragazzi italiani. Siamo tutti increduli nel vedere che i nostri assassini continuano a vivere esattamente come prima senza subire nessuna restrizione di libertà. Molti di loro purtroppo continuano a guidare alticci o drogati e a spingere sull’acceleratore! Sono diventato amico anche di un ragazzo inglese, ucciso come me da un ubriaco e drogato alla guida: il suo omicida è in carcere e lì rimarrà per 8 anni.
Ho seguito ogni fase del mio processo. Ho visto il giudice che ha urlato contro mia mamma minacciando di buttarla fuori dalla stanza perché aveva proferito tre parole. Quello stesso giudice doveva ridurre di un terzo la pena di 5 anni e ha sbagliato il calcolo: invece di 3 anni e 4 mesi ha emesso una condanna pari a 2 anni e 8 mesi! Ho pensato che un errore così grande sarebbe stato corretto. Invece il pubblico ministero non ha fatto ricorso. Se l’errore di aritmetica fosse stato in eccesso sicuramente i giudici lo avrebbero aggiustato. Certo ci vuole coraggio a chiamarla giustizia. Eppure, anche se io sono morto e non sono più lì con voi, il mio diritto ad avere giustizia esiste sempre e lo stato italiano dovrebbe difenderlo.
La delusione è profonda ma io ho tanta fiducia nei giovani e nella loro voglia di cambiamento. Sapesse Presidente che giovani straordinari fanno parte dell’associazione che porta il mio nome. Sono fiero di loro quando, a scuola o nelle discoteche, parlano di me e spiegano che rispettare le regole sulla strada significa dare “vaLore alla vita”. Questi ragazzi hanno raccolto 70mila firme in tutta Italia per introdurre il reato di omicidio stradale nel nostro codice penale perché in futuro possa esserci giustizia per le vittime e per prevenire le morti sulla strada.
Questi giovani miglioreranno il mondo. Ed è unicamente ai loro interessi, caro Presidente, che lei dovrà pensare prima di assumere qualsiasi decisione politica, perché solo loro potranno ridare una dignità al nostro paese.










lunedì 11 marzo 2013

L'appello che nega giustizia



Siamo all’epilogo e alla vigilia di questa triste vicenda che mi ha vista combattere per due anni.

Dopodomani sarà discusso presso il Tribunale di Milano un appello assurdo ed inconcepibile, basato sul nulla ed in cui, chi ha ammazzato mio figlio si arrampicherà sugli specchi per tentare una riduzione di una pena già di per sé ridicola e che per la legge italiana non potrà essere aumentata, ma solo ridotta o , al massimo, restare invariata.-

Ecco il vero motivo per cui e’ sempre conveniente per l’imputato, ricorrere in appello… non c’e’ mai nulla da perdere, forse solo qualche irrisoria spesa del Tribunale.

Io, quale madre di Vittima,comincio ad essere veramente stanca, dopo due anni e due mesi, cinque udienze in cui giudici diversi hanno giudicato TOTALMENTE colpevole l’omicida di mio figlio (e altro non poteva essere visto che Andrea rientrava a piedi dall’oratorio, sulle strisce pedonali ,e questo stillicidio di udienze in cui noi siamo stati sempre presenti, mentre  il signor C.A. e’ sempre stato contumace  ha ulteriormente aggravato lo stress ed il dolore di un’assenza e di una morte tanto crudele quanto improvvisa.-

Ancora poche ore e sapremo quanto vale per la Giustizia Italiana una vita umana, persa per la scelleratezza alla guida altrui.-

E intanto la strage continua, i morti sulle nostre strade sono più di quattromila ogni anno, e le istituzioni assistono a tanto scempio sulle nostre strade, incapaci di dare risposte concrete, immediate e severe che offrano una reale deterrenza  ed una appropriata prevenzione.-

Mi auguro, ma senza troppe speranze, che fra le priorità di questo nuovo governo che si formerà proprio in questi giorni, ci sia l’introduzione del reato di omicidio stradale  che, attraverso pene certe e severe fermi la strage e salvi numerose vite umane.-

Elisabetta Cipollone
Mamma di Andrea De Nando
Morto ammazzato il 29/01/2011

giovedì 17 gennaio 2013

E adesso cosa vogliamo dire alle donne: Andate a colloqui di lavoro accompagnate?

“Anche oggi abbiamo notizia di un’altra violenza. Questa volta un uomo, e sottolineo con precedenti, ha tratto in inganno una donna offrendole un lavoro. Per il caso di Bergamo il procuratore ha detto che le donne non devono uscire sole. Cosa vogliamo dire adesso? Agli incontri di lavoro andate accompagnate?
Per evitare tutto questo sono indispensabili le 5 P: “Promozione di una cultura del rispetto a partire dalla scuola e strette sul modello di donna proposto da media e pubblicità; Prevenzione, da effettuarsi in sinergia con gli attori dei territori per contrastare la violenza, prevedendo personale qualificato all'interno delle forze dell'ordine; Protezione delle persone a partire dalla prima denuncia, da parte delle forze di polizia, dei comuni, dei centri specializzati, delle case protette e delle associazioni; Pena, pene e sanzioni certe e severe già alla prima violenza, anche psicologica, e sanzioni per le istituzioni che non mettono in atto prevenzione e protezione e, infine, la Pietas verso coloro che sono colpiti dal reato e i loro familiari che meritano rispetto”.
Premetto che sono contro la pena di morte, tuttavia al procuratore Dettori, anziché arrendersi e consigliare alle donne di non uscire, consiglio di leggersi la frase del giudice indiano che ha condannato a morte chi ha stuprato e ucciso una bambina di 3 anni, frase che dovrebbe essere incorniciata in ogni procura e in ogni tribunale: ‘I tribunali devono avere un atteggiamento rigido nei confronti di tali crimini e devono infliggere la pena più severa possibile, così da mandare un chiaro messaggio alla società’”

Barbara Benedettelli

venerdì 11 gennaio 2013

L'attivista per i Diritti delle Vittime Barbara Benedettelli candidata con i Fratelli d'Italia


ELEZIONI: BENEDETTELLI CANDIDATA PER “FRATELLI D’ITALIA”
L’attivista sarà responsabile del Dipartimento Vittime dei Reati contro la Persona
per il movimento di Crosetto, La Russa e Meloni

Milano, 11 gennaio 2013 - Barbara Benedettelli, scrittrice e attivista per i diritti delle vittime, si candida con il movimento ‘Fratelli D’Italia’ alle prossime elezioni politiche. “E’ stata una scelta sofferta, ma necessaria, se vogliamo per davvero cambiare le cose per le vittime dei reati contro la persona. Bisogna cominciare a inserire cellule staminali all'interno del sistema malato della politica attuale per purificare l’organismo – afferma Benedettelli – e ho scelto di farlo con Fratelli d’Italia perché sposano le battaglie che da anni mi vedono impegnata accanto ai familiari delle vittime”.

Nel movimento fondato da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto, Barbara Benedettelli ricoprirà la carica di responsabile nazionale del Dipartimento Vittime dei Reati contro la Persona.
Sono profondamente grata a Fratelli d’Italia perché, per la prima volta, un movimento riconosciuto avrà al suo interno una sezione completamente dedicata ai diritti di tutti i tipi vittime: della criminalità comune e organizzata, della violenza, della pedofilia, della strada, del lavoro, dello Stato, come per esempio gli imprenditori suicidi e chi proprio non ce la fa”.
Barbara Benedettelli è un punto di riferimento per molte vittime della violenza e familiari di vittime di omicidio, in particolare delle stragi sull’asfalto: “Non c’è un reato più sottovalutato di quello che oggi rientra nella categoria degli omicidi colposi, ovvero omicidi che avverrebbero ‘per caso’. Il caso invece ha solo una minima parte in un grave delitto che accade per la mancanza del rispetto delle regole. Le pene devono essere effettive”.

Barbara Benedettelli è infatti Presidente dell’associazione culturale ‘Diamo Valore alla Vita’ e del movimento ‘L’Italia Vera’, nato proprio per la tutela dei Diritti della Persona. “Ho fatto questa scelta perché per ottenere risultati concreti non possiamo continuare ad affidarci, come abbiamo sempre fatto in modo trasversale, a referenti politici delle istituzioni che poi non possiamo controllare. Sono molte le vittime che mi ritengono una voce, un sostegno e una speranza per loro. A tanti ho dato la forza di reagire e combattere senza paura per ottenere giustizia. Ma non basta. Non è una poltrona da scaldare che cerco, ma di essere io, in prima persona e non attraverso intermediari fuori dal controllo, il mezzo che possa lottare per loro all'interno della politica e delle istituzioni per ottenere quella giustizia che sembra sempre di più un miraggio. E quindi essere il referente delle istanze di chi non deve diventare vittima e di chi, suo malgrado, invece lo è. Chi mi segue da anni sa quanto tempo, dedizione, amore e sofferenza io metta in ciò che faccio. Queste le ragioni di una scelta che non tutti condivideranno ideologicamente, ma che affronto con responsabilità e determinazione nonostante i rischi”.
Per permettere al movimento ‘L’Italia Vera’ di mantenere una sua autonomia Barbara Benedettelli ha lasciato la sua carica di Presidente Nazionale a Elisabetta Cipollone, attuale Responsabile del Dipartimento Vittime della Strada e mamma di Andrea De Nando, ucciso mentre attraversava le strisce pedonali perché un padre di famiglia aveva “fretta” di andare in pizzeria.

“‘L’Italia Vera’ è un movimento post-ideologico e tale deve restare. Proseguirà il percorso appena iniziato. Ma, oggi più che mai, è sulle persone che bisogna puntare per poi sostenerle durante tutto il difficile percorso di cambiamento che si impegnano a realizzare. Adesso le nostre battaglie, compresa quella contro l’amnistia, hanno una possibilità in più di essere finalmente vinte”.

La candidatura di Barbara Benedettelli con “Fratelli d’Italia” e la nascita del Dipartimento Vittime dei Reati contro la Persona saranno ufficializzate domenica prossima, 13 gennaio, alle ore 10.00, al Teatro Nuovo di Piazza San Babila, a Milano.

Breve biografia

Ha collaborato con il quotidiano Il Giornale per cui ha realizzato interviste ai personaggi della politica, del giornalismo, dello spettacolo, della cultura.
È stata autrice e curatrice del programma Top Secret, Mediaset.
I temi dei quali si occupa nei suoi libri sono legati al sociale. Ha pubblicato Punto e a Capo. Ricominciare la nuova vita dopo la separazione (Mondadori, 2004); I Delitti del condominio, storie di vicini che ammazzano (Cairo Editore, 2008); Il volto della Sindone. Alla ricerca della verità (RTI 2010); Top Secret in qualità di curatrice (Mondadori, 2006).
Nel 2011 esce il suo ultimo libro Vittime per Sempre (Aliberti Editore). Un testo denuncia che nasce dal percorso accanto ai familiari di chi è stato ucciso per il quale riceve tre premi:
Nell’agosto 2011 riceve il premio Letterario Nostalgia per il valore etico.
Il 22 ottobre 2011 al Magna Grecia Awards riceve il premio speciale Livio Andronico - spiagge d'autore:
"Per la generosa e solidale adesione agli ideali di giustizia e verità, espressione del diritto di vivere. Benemerita fautrice del racconto che preserva la memoria, rende testimonianza e richiama la responsabilità verso il dolore dimenticato, offrendo dignità alle vittime senza voce."
Il 30 gennaio 2012 riceve il premio "Il Dono dell'Umanità" per il suo libro Vittime per Sempre e per l'impegno costante ormai da anni in favore dei Diritti delle Vittime.
Nell’ottobre del 2008, per portare avanti con forza le battaglie delle Vittime della violenza che ha fatto sue dopo averle incontrate, aderisce al Movimento per L’Italia di Daniela Santanchè che lascia un anno dopo per continuare in autonomia.
Il 29 settembre 2011 organizza la prima Tavola Rotonda di confronto tra familiari delle Vittime di “omicidio stradale” e Istituzioni alla Camera dei Deputati. Porta nella Sala del Mappamondo le testimonianze davanti a politici di più schieramenti: Pd,Pdl,Idv.
Il 25 aprile 2012 organizza a Roma, davanti alla Corte Suprema di Cassazione la Manifestazione "Diamo valore alla Vita" in contrapposizione alla Marcia dei radicali per l'Amnistia a cui è fortemente contraria, e per rendere certe le pene in materia di omicidi stradali. Diamo Valore alla Vita è anche l'Associazione da lei fondata e di cui è Presidente.